Vuoi stupire? Ecco 3 piante da riscoprire subito - Silviadeifiori

Vuoi stupire? Ecco 3 piante da riscoprire subito

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Poco note. Poco diffuse. Addirittura sottovalutate. Esistono piante che non godono più né della popolarità né della stima delle consolidate rose, ma che all’opposto possono garantire un eccezionale effetto sorpresa se regalate ad amici oppure scelte per arredarci casa.

Volete stupire? Niente paura. Eccovi una lista di “fiori dimenticati” che vi aiuterà nel vostro intento.

 

1) Il nardo

 

Prima che Francesco li scegliesse per il suo stemma papale, i fiori bianco rosati del nardo erano davvero finiti nel dimenticatoio. Forse perché troppo semplici, forse perché troppo “esotici” (la pianta proviene dalle regioni montuose dell’India settentrionale, e ancora oggi vegeta sui pendii dell’Himalaya e in Medio Oriente).

Eppure, sin dall’antichità, l’olio estratto tramite distillazione a vapore dal suo rizoma ha spopolato tra regnanti e religiosi di tutto il mondo, tanto da essere definito “profumo effuso” nel Cantico dei Cantici e citato nei Vangeli in quanto simbolo aromatico dell’amore di Dio. Un profumo abbastanza costoso, in effetti, considerato che soli 33 centilitri di questo denso unguento nel I secolo d.C. costavano circa quanto uno stipendio annuo di un fante romano.

Anche i suoi benefici balsamici, però, non scherzano. Antifungino, antibatterico, antinfiammatorio, antiallergico, deodorante, sedativo e stimolante ormonale: come desiderare di più da poche gocce di un olio essenziale?

Piccola idea per un regalo di Natale last minute: provate a travasare una flacone di olio di nardo in un’anforetta di vetro arricchita da un giro di sottile nastro rosa Mabella e un tag scritto a mano.

Cadeau lussuoso = successo assicurato!

 

Arte Floreale in pillole: 

Stagionalità dei fiori di Nardo: tutta estate, indicativamente dal mese di giugno ad agosto

Idee per decori o un allestimento: Un bouquet total white, da impreziosire con piccoli fiori di Nardo al posto (o accanto) ai popolarissimi fiori d’arancio per un risultato più “orientale”

 

 2) La robinia

 

A metà maggio la si nota lungo tutte le strade di campagna e le rive dei fiumi, perché dai suoi rami pendono abbondanti grappoli di fiori bianco panna che profumano di buono e ricordano il glicine. Sì, stiamo parlando della robinia: albero imponente della famiglia delle Leguminose, sbarcata quattro secoli fa dall’America del nord a invadere gli incolti europei e, purtroppo, a seccare i floricoltori italiani. Gli utilizzi comuni che si fanno di questa pianta sono principalmente legati allo sfruttamento del legno del fusto come combustibile e come materiale da costruzione.

Ma se invece ne mettessimo in padella proprio i bei fiori? Dalle casalinghe venete ci arriva, infatti, un insolito suggerimento per un dessert sfizioso e allo stesso tempo modaiolo: le frittelle di robinia. Eccovi, qui di seguito, la facilissima ricetta.

 

–         Ingredienti per 4 persone: 500gr di fiori di robinia (meglio se semichiusi), 100gr di farina 00 e 50 gr di farina di riso, 40 gr di zucchero, 1 pizzico di sale fino, 200ml di latte intero, 2 uova, olio di semi per friggere q.b.

 

Preparate la pastella per le frittelle in una ciotola, impastando con uno sbattitore le uova intere, il latte, un pizzico di sale e le farine setacciate assieme allo zucchero, fino a quando non avrete ottenuto un composto fluido e senza grumi. Coprite, quindi, la terrina e lasciate riposare il preparato per 30 minuti. Nel frattempo, tamponate con delicatezza i fiori all’interno di uno strofinaccio umido.

Finalmente è arrivato il momento di immergere la robinia nel vostro impasto: ma, mi raccomando, abbiate cura di lasciarne colare l’eccesso (il risultato che vogliamo ottenere, appunto, è un rapporto di 90% fiore 10% pastella). Ora potrete farli dorare nell’olio caldo (circa 180 gradi in una pentola abbastanza profonda) fino a che non diventeranno succulenti e croccantissimi. Quando toglierete le frittelle dall’olio, adagiatele su carta assorbente e, se lo gradite, cospargetevi sopra un’ombra di zucchero a velo o un filo di miele.

 

Vedrete, servite immediatamente ai vostri ospiti, queste frittelle andranno a ruba! Un ultimo consiglio per l’impiattamento? Scegliete un vassoio di ceramica bianca o dipinta, magari con motivi floreali, e decorate a lato con un grappolo di fiori di robinia e di glicine freschi.

 

 

3) L’aquilegia

 

Sembrerà strano che due tra gli uccelli più diversi, come aquila e colomba, rimandino entrambi con il loro nome allo stesso fiore, ma per l’Aquilegia (dall’aggettivo latino aquilegus, “che raccoglie l’acqua” – per via della forma a calice della corolla) anche detta Colombina, è andata proprio così. Oltre 100 specie, numerosi ibridi e varietà orticole, colori e forme a non finire: qualunque sia il nome che si utilizza per chiamarle, queste piccole Ranunculaceae offriranno ai vostri angoli verdi grandi effetti speciali con solo un minimo sforzo. Perché sono piante perenni, perché tendono ad auto ibridarsi e ad auto seminarsi, perché resistono a malattie e parassiti, perché non soffrono il gelo e nemmeno il caldo.

E allora perché non adottare, ad esempio, una flabellata di taglia nana per rallegrare il vostro balcone cittadino?

Occorrerà che vi procuriate un vaso del diametro di 18-20 cm (noi consigliamo un vaso soft grey laccato di Griebling, in modo che si adatti facilmente e con classe ad ogni tipo di stile di arredamento) e un terreno neutro ben drenato ma ricco di humus.

Ora non vi resta che piantare la vostra aquilegia nel mese di ottobre o di marzo e  posizionarla a mezz’ombra mantenendo costante l’umidità della terra.

P.s. Se volete fare una coccola alla vostra nuova coinquilina, rinvasatela una volta all’anno a fine inverno, incorporando al nuovo terriccio un po’ di concime NPK a lenta cessione.

Statene certi, vi doneranno grandi soddisfazioni.

 

Arte Floreale in pillole: 

– Stagionalità delle Aquilegie: in aprile e maggio i fiori raggiungono il massimo della loro bellezza

– Idee per decori o un allestimento: in un matrimonio caratterizzato da un preciso touche de couleur, grandi vasi con rigogliose Aquilegie rosa o viola o blu o rosse, posti all’ingresso di una chiesa/sala per accompagnare i propri ospiti all’interno della cerimonia

 

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